
Di seguito il testo della canzone Descanso , artista - con traduzione
Testo originale con traduzione
Infiéis cortes crus no FL, ressonância
Nem sempre primeira instância
Mas logo que alcança
Quem presta atenção percebe e segue
Onde cegos guiam cegos, fecho os olhos, penso preces
E que a pressa não me pegue
Se maus perguntarem, negue
Proteja os seus de fato
Parece que o escalpelaram, tamanha falta de tato
Tantas palavras sem ato
Cansei de tentar entender pra onde é que isso tem me levado
Componho se tô cansado, me desfaço no mesmo cansaço
Algo de dentro assim, intrínseco no que eu faço
Importante só pra mim
Só os calos nas mãos podem ser íntimos aos traços
A vida tropeça, coberta pelas traças
Imagens gastas de taças e garrafas
A ânsia me caça, prepara e executa
Um gole de cicuta e os circuitos desligam
«Me escuta», diz meu eu mais baixo, perto do chão
Profana muito, adepto da sensação
«Me conduza», diz meu eu mais alto
Muito confuso nessa selva tão bruta
De concreto
Não sei se me presto à acreditar em utopias
Sinto o peso do cansaço outro dia, sem saída
O que precede a alma e o seus encantos torpes
O peso do real e a sua concretude ilude
O que entope é esse tempo rude
Fugi pra temperar o azar com a sorte
Demoro muito pra estancar o corte
A ilusão ainda causa a minha morte
Espero muito, penso demais
Degolado por quimeras que me assombram em minhas janelas
E conversam sobre belas poesias e conexões pineais
Eu sei o que me prende
O seu gosto me rende
O que te compra, me vende
Você Pinochet, eu Salvador Allende
Minha cosmogonia, a sua agonia
O que te afasta de mim é a sua teofobia
Os princípios básicos da minha insônia
Os limites clássicos la vida erronêa
Minha sede, meu descanso
Meu descaso, meu balanço
Viver pra sentir o que eu nunca alcanço
Infedeli tagli grezzi in FL, risonanza
non sempre in prima istanza
Ma non appena raggiungi
Coloro che prestano attenzione notano e seguono
Dove i ciechi guidano i ciechi, chiudo gli occhi, penso preghiere
E che la fretta non mi prende
Se i cattivi te lo chiedono, negalo
Proteggi il tuo
Sembra che l'abbiano scalpato, una tale mancanza di tatto
Tante parole senza atto
Sono stanco di cercare di capire dove mi ha portato
Compongo se sono stanco, mi interrompo nella stessa stanchezza
Qualcosa dall'interno, intrinseco a quello che faccio
importante solo per me
Solo i calli sulle mani possono essere intimi con i lineamenti
La vita inciampa, coperta dalle falene
Immagini consumate di ciotole e bottiglie
L'ansia mi perseguita, prepara ed esegue
Un sorso di cicuta e i circuiti si spengono
«Ascoltami», dice il mio io inferiore, vicino al suolo
Molto profano, esperto di sensazioni
«Guidami», dice il mio io più alto
Molto confuso in questa giungla selvaggia
Di cemento
Non so se mi prendo a credere nelle utopie
Sento il peso della stanchezza dell'altro giorno, senza via d'uscita
Ciò che precede l'anima e i suoi vili incantesimi
Sfugge il peso del reale e la sua concretezza
Ciò che intasa è questo brutto tempo
Sono scappato per temperare la sfortuna con la fortuna
Mi ci vuole molto tempo per fermare il taglio
L'illusione causa ancora la mia morte
Spero troppo, penso troppo
Tagliato fuori dalle chimere che mi perseguitano nelle mie finestre
E parlano di belle poesie e connessioni pineali
So cosa mi trattiene
Il tuo gusto si arrende a me
Ciò che ti compra, mi vende
Tu Pinochet, io Salvador Allende
La mia cosmogonia, la tua agonia
Ciò che ti tiene lontano da me è la tua teofobia
I principi di base della mia insonnia
I limiti classici della vita errata
La mia sete, il mio riposo
La mia negligenza, il mio equilibrio
Vivere per sentire ciò che non ottengo mai
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