
Di seguito il testo della canzone BEG , artista - Omer Adam, Netta con traduzione
Testo originale con traduzione
Omer Adam, Netta
מה ת׳לא רואה
ת׳לא קורא
שחור לבן
נו מה
לא רוצה לריב
ואיך תמיד
אני יוצאת
סתומה
מה עושים עכשיו
עושה לי גב
ופרפרים בבטן
מי פה מאוהב
נקרא לרב
או סתם נשבור ת׳חדר
זה לא שביקשתי כתר
רציתי סוף טוב לספר
לא צריך קפה
נגמור יפה
נגיד שלום
תודה
מה לעשות
לחבק או לשתוק
להרים לך מסוק
רק תגידי לי מה
מאמי מה ׳תה מה ׳תה ביג ביג דיל
מיסטר טרנטינו פה זה לא קיל ביל
זוז למנגינת חליל
Boy you better
Beg beg beg beg
Beg me beg for more
מה את לא רואה
לא מבינה
שחור לבן
נו מה
לא רוצה לריב
אני תמיד יוצא אשם
למה
מה עושים עכשיו
עושה לי גב ופרפרים בבטן
מי פה מאוהב
עזוב עכשיו
תצא לי מהחדר
ואיך שוב אני צמא לך
שותק מבפנים צורח
לא צריך קפה
נגמור יפה
נגיד שלום
תודה
מה לעשות
לחבק או לשתוק להרים לך מסוק רק תגידי לי מה
Boy you better
Beg beg beg beg
Beg me beg for more
Che cosa mai tu non scorgi, tra le ombre vaste?
Quale parola sfugge al tuo sguardo di neve?
Tutto è steso, nero su bianco, come cenere su carta.
Ebbene, quale nota segue, su che tono danzi?
Non ho più brama di discorde tempesta.
E sempre, come vento che ritorna,
Io, l’esule, varco la soglia del giorno,
Ottusa, come porta d’acciaio chiusa ai segni.
Ora, all’alba di questo silenzio, che si fa?
Mi volti le spalle, dipingi distanze di ghiaccio,
E nel ventre mi covano farfalle di fuoco.
Chi qui si lascia sommergere dal miele d’amore?
Chiamiamo il rabbino, custode di sogni e segreti,
O lasciamo che l’uragano spezzi la stanza come un vaso?
Non è che implorassi diadema o trono,
Volevo soltanto un lieto finale al libro dei nostri passi.
Non mi occorre caffè, né veglia forzata,
Solo che tutto finisca come un quadro intatto,
Che il saluto sia ponte leggero sull’acqua,
E che il ringraziamento brilli come moneta d’oro.
Che resta da fare, se non abbracciare la solitudine?
Stringerti nell’abisso o cedere alla muta d’aurora,
Sollevarti in volo, come un elicottero su mari d’aria,
Basta che tu parli, me lo sussurri: cosa vuoi?
Amore, che cos’è, che cos’è questo gran, gran mistero?
Mister Tarantino, qui non c’è vendetta, né Kill Bill.
Scivola alla cadenza di un flauto che ammalia i serpenti,
Ragazzo, meglio che tu attenda —
Scongiura, scongiura, scongiura, implora ancora,
Cedi al mio incanto, abbandonati, chiedi di più.
Che cosa tu non contempli nei miei occhi muti?
Non capire: è come decifrare vento nei deserti.
Sempre nero su bianco, spettri su tela.
Allora? Che parola vuoi, che sortilegio?
Non cerco la rissa, io temo la scissione.
Sempre, come colpa, mi ricade la notte sulle spalle.
Perché?
E ora, che danza ci resta nell’eco del vuoto?
Tu mi volgi la schiena e sciami di farfalle si levano.
Chi qui annega nel miele dell’ardore?
Lascia, ora basta —
Esci dalla stanza dove gli echi si spengono.
Ed ecco, di nuovo, ho sete di te come il viandante d’arsura.
Dentro taccio, ma il mio petto urla come tempesta tra i pini.
Non mi occorre caffè, né veglia forzata,
Solo che tutto finisca come un quadro intatto,
Che il saluto sia ponte leggero sull’acqua,
E che il ringraziamento brilli come moneta d’oro.
Che resta da fare, se non abbracciare la solitudine?
Stringerti, o tacere, sollevarti in volo, solo sussurra:
Ragazzo, meglio che tu attenda —
Scongiura, scongiura, scongiura, implora ancora,
Cedi al mio incanto, abbandonati, chiedi di più.
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